Amianto o… Amianti?

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Il Gruppo dell’Amianto, chiamato anche asbesto, è un insieme di minerali silicati (in particolare inosilicati, serie degli anfiboli, e fillosilicati, serie del serpentino), i quali hanno tutti in comune il loro omonimo abito asbestiforme, ovvero sono costituiti da lunghi cristalli fibrosi molto sottili, le cui singole fibre, strutturate in fasce, hanno spessori nell’ordine di 3-20 micron.

I primi utilizzi dell’amianto sono testimoniati da dei vasi e utensili in terracotta, datati al 4.500 a.C., ritrovati presso il lago Juojarvi, nella Finlandia Orientale. Nell’antichità, molti dei sudari in cui la gente bruciava i corpi, erano realizzati in amianto, al fine di preservare solo le ceneri e impedire che queste venissero mescolate con quelle del legno o di altri materiali combustibili, comunemente utilizzati nei roghi. Lo stesso Marco Polo, di ritorno dai suoi viaggi, parlò di aver trovato un tessuto che non poteva essere bruciato se gettato nel fuoco.

Da metà ‘800, l’amianto fu utilizzato in grande quantità nel settore dell’edilizia, soprattutto per le sue proprietà di isolamento acustico, alta resistenza alla trazione, resistenza al fuoco e al calore, isolamento elettrico e chimico.

Sebbene Plinio il Giovane fu il primo a scrivere circa l’ammalarsi degli schiavi che lavoravano nelle antiche miniere di amianto, fu solo nel 1899 che il dottor Montague Murray dichiarò scientificamente i seri danni che questo materiale poteva provocare all’uomo.

Successivi studi, nel corso degli anni, hanno confermato che l’inalazione prolungata dell’amianto causa gravi malattie polmonari e respiratori (come la fibrosi polmonare), oltre a forti dermatiti. Il rilascio di microfibre può avvenire per abrasione, urti, ossidazione o riscaldamento. I sintomi di asbestosi non sorgono fino a circa 20 anni dopo l’inalazione. Per tali motivi, dal 1990, nell’Unione Europea e in Australia il suo utilizzo ne è stato vietato.

Negli ultimi cento anni sono stati scoperti numerosi altri minerali classificati come asbestiformi dall’US Bureau of Mines (in italiano Ufficio delle Miniere degli Stati Uniti), un’agenzia federale del Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti d’America, fondata il 16 maggio 1910 e soppressa nel settembre 1995. Nel corso del XX secolo, è stato il principale organismo del governo statunitense impegnato nella ricerca e nella divulgazione scientifica sull’estrazione, lavorazione, uso e conservazione delle risorse minerarie.

I sei minerali classificati dal Toxic Substances Control Act (TSCA) e dalla Normativa Italiana come ‘amianti’ sono:

Amianto Serpentino

  1. Crisolito: noto come ‘amianto bianco’, è un silicato del Gruppo del Serpentino, di colore bianco grigiastro. Costituisce circa il 90% dell’amianto utilizzato in edilizia. La sua alta resistenza al calore, unita a una struttura molto flessibile, in grado di renderlo facilmente intrecciato e intessuto, lo trasformano in un perfetto materiale isolante per tetti, soffitti, pareti e pavimentazioni.

Il Crisotilo è stato incluso, con altre forme di amianto, tra le sostanze cancerogene per l’uomo dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) e il suo utilizzo in campo industriale è stato vietato in 52 paesi, tra cui l’Italia.

Amianti Anfiboli, (dal gr. amphibolos = ‘ambiguo’)

  1. Actinolite: anfibolo generalmente di colore scuro ma può apparire anche bianco, grigio, marrone o verde. Il suo nome deriva dalla parola greca aktinos, raggio, con riferimento alla sua struttura fibrosa radiante. E’ uno dei costituenti principali della Giada Nefrite.
  1. Amosite: il termine commerciale ‘amosite’, acronimo di “Asbestos Mines Of South Africa”, è riferito al minerale Grunerite, un amianto di colore bruno, proveniente dalla provincia del Transvaal, in Sudafrica. Secondo l’American Cancer Society, l’esposizione all’amianto amosite crea un rischio maggiore di cancro rispetto ad altri tipi di amianto.
  1. Antofillite: tra tutte le varie tipologie di amianto, l’antofillite fibrosa è quella più rara e la meno nociva per l’uomo. L’estrazione di questo minerale è iniziata in Finlandia nel 1890. Da allora, piccoli depositi sono stati trovati anche in North Carolina e in Georgia, USA. Il suo nome deriva dalla parola latina anthophyllum, chiodi di garofano, un’allusione al colore più comune in cui si presenta questo minerale.
  1. Crocidolite: nota come ‘amianto blu’, la crocidolite è la forma fibrosa, di colore bluastro, dell’anfibolo Riebeckite. Fu scoperta in Sudafrica, nei primi anni del 1800, e fu chiamata ‘wooly stone’. Per la sottigliezza delle sue fibre è considerato tra gli amianti più pericolosi, ed è uno dei costituenti, insieme al diossido di silicio, delle due varietà di quarzo microcristallino Occhio di Tigre e Occhio di Falco. Secondo recenti stime, circa il 18 per cento dei minatori di crocidolite muore di mesotelioma, così come molto alta è la percentuale di malattia nelle persone che vivono vicino alle miniere di estrazione. Oltre al Sudafrica, altri importanti giacimenti si hanno in Australia e in Bolivia.
  1. Tremolite: anfibolo generalmente di colore bianco crema (per la presenza di magnesio), oltre a marrone, grigio, o verde (per la presenza di ferro). Raramente si trova isolata, viene principalmente estratta da Talco e Vermiculite. Dal 1973, le leggi degli Stati Uniti richiedono che tutti i prodotti commerciali a base di talco, tra cui numerosi cosmetici e prodotti farmaceutici, siano esenti da amianto. Recenti studi hanno confermato essere la Tremolite più tossica del Crisolito.

Esistono, inoltre, altri numerosi minerali con struttura asbestiforme, potenzialmente dannosi per la salute, tra cui Erionite, Richterite e Taconite.

Testo e foto a cura di Gennaro Giovatore