Diaspro Orbicolare o Diaspro Oceano???

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La Riolite, dal gr. rhyax (flusso di lava) e lithos (pietra), è una roccia vulcanica ricca di silice (>69% SiO2) e feldspati (sanidino e plagioclasio), simile al granito ma a grana più fina. Sia la pietra pomice sia l’ossidiana sono due derivati della riolite, ma con diversi stadi di raffreddamento. Quando questa roccia viene silicizzata, assume una struttura simile al Diaspro, e può essere facilmente levigata e lucidata.

Uno dei primi nomi a essere assegnati alla riolite silicizzata è stato quello di Diaspro orbicolare, in riferimento alle figure sferiche e concentriche, maggiormente visibili sulla superficie dopo che la pietra viene lucidata. In questo tipo di riolite, infatti, i cristalli di quarzo e di feldspato crescono in strutture aggregate radiali aghiformi, che costituiscono la base per la struttura orbicolare della pietra, con dimensioni che vanno da un millimetro a qualche centimetro. La matrice di fondo mostra quasi sempre delle striature orizzontali, con tonalità che vanno dal verde, al giallo, rosso, crema o bruno.

Di seguito i nomi di alcune diverse varietà di Diaspro Orbicolare:

Kinradite: con anelli concentrici di quarzo incolore o bianco, chiamato così in onore di J.J. Kinrade, un lapidario professionista di San Francisco, che scoprì questo materiale nel 1880 presso San Francisco, California

Australian Rainforest Jasper: matrice di colore verde, verde giallastro, proveniente da Mount Isa, Queensland, Australia

Oregonite: matrice bruno rossastro, proveniente da Josephine Co., Washington, USA

Poppy Jasper: matrice rosso-brunastro, proveniente da Morgan Hill, Paradise Valley, Santa Clara Co., California, USA

Birdseye Rhyolite: matrice bruno-giallastro, proveniente da Chihuahua, Mexico

Quando furono scoperti i depositi riolitici in Madagascar, composti di riolite altamente silicizzata, la pietra venne commercializzata dalla Gem Shop Inc. col nome Ocean Jasper, Diaspro Oceano; la parola “ocean”, infatti, deriva principalmente dalla posizione dei giacimenti sul bordo del mare, lungo la costa nord-occidentale del Madagascar. Recenti studi hanno confermato che parte del fondale marino di questa zona del paese è composto da un filone di riolite formatasi da un flusso di origine vulcanica originatosi diversi milioni di anni fa. In seguito la riolite fu silicizzata, permettendo a quarzo e feldspato di cristallizzare.

 

Testo e foto a cura di Gennaro Giovatore​
Gemmologo Graduato IGI Antwerp
Cristalloterapeuta della Crystal Academy

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Africa alla riscossa: i Rubini del Mozambico

In Africa si sa, le giornate iniziano molto presto, ma presso i depositi di Montepuez, non è raro trovare numerosi minatori non autorizzati, chiamati ‘garimpeiros’, già all’opera poco prima dell’alba.

Queste miniere, infatti, di proprietà della Montepuez Ruby Mining (MRM), una filiale della Gemfields corporation, dal 2009 ad oggi hanno fatto slittare il Mozambico come primo paese produttore al mondo di Rubini. Ogni minatore, tra i garimpeiros, sogna di trovare un giorno un bel cristallo di grandi dimensioni.

I depositi di Montepuez, in cui si scava ‘a cielo aperto’, si trovano nel nord-est del Mozambico, in provincia di Cabo Delgado, hanno una capacità di campionamento di 150 tonnellate l’ora e coprono un’area di circa 33.600 ettari. I rubini  primari di questi depositi si sono formati quando fluidi derivanti dal magma hanno interagito con le rocce ospitanti, in un ambiente saturo di silice. Dopo centinaia di milioni di anni di erosione, i rubini sono liberati dalla roccia ospitante e trasportati e concentrati dalla forza dell’acqua, sino a stabilizzarsi come rubini secondari all’interno di questi depositi alluvionali. In questa regione il suolo è ricco di anfibolite – una roccia metamorfica ricca di feldspato bianco, mica e anfibolo verde scuro – contenente i cristalli di rubini.

Per l’estrazione del materiale nei depositi secondari, vengono costituite squadre di esplorazione composte da un geologo, un tecnico, e quattro o cinque lavoratori, cui viene assegnata una trivella da perforazione, in grado di creare fori lunghi una decina di metri. Il materiale estratto viene successivamente lavato, setacciato ed inviato alle camere di separazione. Gli operai addetti alla selezione, in realtà, non toccano mai i rubini, in quanto indossano guanti di gomma fissati ad un pannello di vetro, dietro cui viene continuamente scaricato il materiale da selezionare.Questo aiuta a ridurre la possibilità di furto.Le pietre recuperate vengono inserite in due fori, uno per granati e l’altro per i corindoni, grazie principalmente, all’identificazione sulla base dell’aspetto visivo e morfologico dei cristalli. Successivamente, i corindoni vengono prima separati in base al tono, scuro per i rubini e chiaro per gli zaffiri rosa, e in seguito divisi in ulteriori quattro categorie: premium, facet-grade, materiale traslucido o opaco e solo corindone. I cristalli di maggior pregio, infine, vengono suddivisi per trasparenza, colore e peso.

La maggior parte dei rubini estratti, viene commercializzata in Sri Lanka e Thailandia, dove viene rivenduta ai diversi compratori stranieri. Nella prima vendita all’asta, tenutasi nel mese di giugno del 2014, il totale degli acquisti da parte dei soli compratori USA è stata pari a 33.500.000 $.

I rubini di Montepuez sono molto importanti per il commercio delle pietre preziose, grazie soprattutto alle grandi quantità e alla vasta gamma di qualità e di dimensioni prodotte. I loro colori sono in grado di colmare il divario tra quelli delle classiche fonti della Birmania (altamente fluorescenti e con un basso contenuto di ferro) e quelli provenienti da Thailandia e Cambogia (debolmente fluorescenti ma con un alto contenuto di ferro). Mentre rubini devono il loro colore rosso al cromo, il colore viene modificato dalla presenza di ferro, che riduce la fluorescenza cromo causato. Un aspetto interessante dei rubini provenienti dai depositi di Montepuez, è la loro gamma molto variabile di contenuto di ferro, da quasi nulla dei rubini birmani a molto alta dei thailandesi e cambogiani. Ciò significa che i rubini di Montepuez sono potenzialmente in grado di soddisfare i gusti di una vasta gamma dei diversi mercati. Inoltre, per quanto riguarda la qualità, una piccola ma significativa percentuale di questo materiale ha una combinazione di colore e di chiarezza tale da non richiede un trattamento termico.

Circa il 90% dei dipendenti della MRM è composto di abitanti locali. L’azienda sostiene la forza lavoro non solo attraverso stipendio e benefici, ma anche aiutando a sviluppare una serie di competenze che potranno essere utilizzate anche dopo che il deposito sarà esaurito. L’azienda impiega circa 600 persone ed è una delle più grandi del paese.

Credit: gia.edu – Photo by Vincent Pardieu/GIA

Nelle Hawaii una spiaggia di Peridoto

Le Isole Hawaii sono famose in tutto il mondo per le loro spiagge multicolori, formatesi in gran parte dalle eruzioni vulcaniche: dalla sabbia rosa di Maui, a quella bianca di Oahu sino alla sabbia nera di Big Island.

Situata vicino a South Point, nell’isola di Hawai ‘i, la più grande dell’arcipelago delle Hawaii, Papakōlea Beach (chiamata anche Green Sand Beach o Mahana Beach), è una delle sole quattro spiagge verdi al mondo.

Il nome di questa spiaggia particolare deriva da papa Kolea, termine hawaiano che descrive un passero di piccole dimensioni che nidifica e si nutre lungo le piagge costiere di sabbia e ghiaia, in questo caso il piviere dorato del pacifico (Pluvialis fulva), a volte avvistato in queste zone d’Inverno.

A Papakōlea Beach si arriva dopo aver percorso circa sei chilometri di strada sterrata, in una baia circondata dal Pu ʻu Mahana, un cono di cenere ricco di Olivina formatosi oltre 49 mila anni fa, oggi parzialmente crollato ed eroso dal mare. Questo minerale, infatti, noto anche come Peridoto, è molto comune nelle rocce vulcaniche di queste isole, soprattutto sotto il Diamond Head, un cono vulcanico presente nell’isola di Oʻahu.

Poiché l’Olivina è più dura e più resistente rispetto ai frammenti di cenere, vetro e pirosseni presenti nella sabbia, col tempo è rimasta l’unica componente di questa spiaggia, donandole un colore verde brillante e uniforme.

Gli esemplari più belli di Olivina, dopo essere stati lavorati e lucidati, mostrano gradevoli tonalità di verde lime o verde oliva, origine del nome di questa pietra. Alcuni esemplari, inoltre, sono talmente limpidi e brillanti anche allo stato grezzo da aver fatto attribuire il nome di Hawaiian Diamond dalla gente del posto. Un altro nome utilizzato per questa pietra è Lacrime di Pele, in riferimento all’utilizzo per il culto della Dea Pele nelle cerimonie di guarigione dei nativi dell’isola.

Testo a cura di Gemmologia Olistica ©

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