The Holy Thorn Reliquary

Questo splendido reliquario è stato realizzato a Parigi intorno al 1400, per esporre una spina che era stata staccata dalla corona indossata da Gesù Cristo alla sua crocifissione.

La spina, poggiata sopra un magnifico Zaffiro, è stata posta in una piccola teca di vetro, circondata da Perle e Rubini, sotto cui compare una scritta in latino “‘Ista est una spinea corone / Domine nostri ihesu cristi’, Questa è una spina della corona di nostro Signore Gesù Cristo.

Il reliquiario è un meraviglioso esempio di arte émail en ronde bosse, una raffinata tecnica di smaltatura sviluppata in Francia alla fine del 14° secolo, che produce piccole figure tridimensionali o rilievi in gran parte o interamente ricoperti in smalto.

All’interno della teca è rappresentato il Giudizio Universale, con la Vergine Maria (a sinistra), San Giovanni Battista (a destra) e Cristo (al centro). Tutto intorno, al di fuori, sono disposte le figure dei dodici Apostoli con Dio Padre in alto. In fondo, quattro angeli che suonano delle trombe.

Quando il reliquiario arrivò al British Museum, come donazione del barone Ferdinand Rothschild nel 1898, la sua storia completa era sconosciuta. Le prime notizie lo collocano nel Tesoro del Sacro Romano Imperatore Carlo V, esposto presso il Palazzo Hofburg di Vienna nel 1544. Dopo una mostra del 1860, il reliquiario fu inviato per un restauro presso il laboratorio di Salomon Weininger, il quale riuscì a replicarne perfettamente ogni singola parte per rivenderlo. Fu soltanto nel 1959, quando il falso reliquiario arrivò a Londra, che si scoprì l’inganno.

Recenti ricerche hanno suggerito che il reliquiario potesse essere stato commissionato da Jean, duca di Berry (1340-1416).

Testo a cura di Gemmologia Olistica ©
Photo: britishmuseum.org

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Carmen Lúcia Ruby, un simbolo di amore e di generosità

Photo via: National Gem Collection at Smithsonian

Photo via: National Gem Collection at Smithsonian

Quando l’aura romantica di un anello si combina con la storia di un prezioso gioiello, l’effetto può essere molto emozionante.

Con un peso di 23.10 carati, il Carmen Lúcia Ruby è il Rubino birmano faccettato più grande al mondo. Estratta nel 1930, dalle famose miniere di Mogok, in Myanmar, questa gemma mostra anche un elevato grado di saturazione e una straordinaria omogeneità di colore, combinati con un eccezionale livello di trasparenza. I Rubini birmani (Burmese Ruby), infatti, sono da sempre considerati i migliori come tonalità, con un bel colore rosso leggermente porpora e tono medio-scuro, colore ancora oggi noto in ambito commerciale, come pigeon’s blood, rosso sangue di piccione.

Diamanti, Zaffiri e Smeraldi di grandi dimensioni non sono poi così rari ma Rubini di buona qualità oltre i 20 carati sono oramai quasi introvabili. Il Carmen Lúcia Ruby ha taglio ovale faccettato ed è stato incastonato in un anello realizzato in platino, dal gioielliere americano Frank Cappiello, e impreziosito con due Diamanti taglio triangolare dal peso complessivo di 2.38 carati. Il valore monetario complessivo del gioiello non è mai stato dichiarato.

Questa gemma straordinaria nel 2004 è stata donata allo Smithsonian Museum dall’americano fisico nucleare, uomo d’affari e filantropo Dr Peter Buck, in memoria di sua moglie Carmen Lúcia Buck. Nata in Brasile e in seguito divenuta cittadina americana, Carmen Lucia Buck di fatto non ha mai posseduto questo rubino, ma ne vide solo una foto nel 2003, durante una serata di beneficenza, poco prima della sua scomparsa avvenuta a causa di un tumore al colon. Memore dell’espressione estasiata della moglie davanti alla foto del Rubino, oltre al suo amore per gli Stati Uniti, la devozione verso i bambini e l’apprezzamento per la gioielleria, Peter Buck decise di acquistare la pietra e di farne dono al popolo americano, così come avrebbe desiderato fare la moglie, a testimonianza di un amore eterno per lei e per la sua grande generosità. Nel 1999 la coppia aveva istituito la Peter and Carmen Lucia Buck Foundation, un’organizzazione che si prefigge il compito di dare a persone motivate gli strumenti necessari per aiutare se stessi. 

Attualmente l’anello è in mostra presso la Gem Gallery, dove fu esposto per la prima volta il 16 ottobre 2004, nella Janet Annenberg Hooker Hall of Geology del National Museum of Natural History, insieme con altre gemme straordinarie come l’Hope Diamond, la Dom Pedro Aquamarine e lo Star of Asia Sapphire.

Testo a cura di Gemmologia Olistica ©

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Ulexite o.. Selenite!

Confronto Ulexite e Selenite

Confronto Ulexite e Selenite

Negli ultimi tempi, capita di vedere più di frequente nelle fiere di settore, fette di cristalli trasparenti venduti per Ulexite: in realtà si tratta di Selenite, una varietà di Gesso!!

L’Ulexite prende il nome dal suo scopritore, il chimico tedesco GL Ulex, ed è nota anche come Pietra TV. La particolare struttura interna di questa pietra, infatti, la rende molto simile ad un fascio compatto di fibra ottica naturale: quando una fetta di Ulexite, lucidata su ambo i lati, viene poggiata su di una scritta, indipendentemente dall’altezza della pietra, la scritta si leggerà in modo chiaro e sembrerà ‘proiettata’ sulla superficie superiore della pietra.

La Selenite, invece, è una varietà fibrosa di gesso. Quella ‘spacciata’ per Ulexite viene dal Marocco; quando una fetta di Selenite, lucidata su ambo i lati, viene posta sopra una scritta, si avrà un normale ‘effetto vetro’, senza nessuna proiezione.

Un’altra differenza tra le due pietre, consiste nella trasparenza: le fette di Ulexite sono quasi sempre torbide e a chiazze, mentre le fette di Selenite possono anche essere del tutto limpide e trasparenti.

Un ulteriore dettaglio riguarda l’inclinazione con cui si guarda la scritta: sopra l’Ulexite, la scritta si leggerà in modo chiaro anche inclinando la nostra vista di 30°, mentre nel caso della Selenite, la scritta resterà chiara solo se ci poniamo a vederla in verticale rispetto ad essa.

Fate attenzione a questi dettagli prima di acquistare una fetta di Ulexite!

Testo a cura di Gennaro Giovatore
Gemmologo IGI-Antwerp

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