Le meraviglie nascoste di Lechuguilla Cave

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Sfruttata per uso minerario sino ai primi del ‘900, la grotta venne in seguito abbandonata. Fu soltanto nel 1984, che un gruppo di speleologi del Colorado Grotto, guidati da Dave Allured, riuscì ad ottenere il permesso per l’esplorazione dal National Park Service. In poco meno di due anni, vennero mappati circa 220 km di gallerie.

Nel maggio 2012, un nuovo gruppo di speleologi, guidati da Derek Bristol, ha raggiunto la sommità di una cupola alta 120 metri, scoprendo numerosi nuovi passaggi, pozzi e cunicoli. Questa nuova sezione della grotta è stata chiamata “OZ“, e le sue formazioni sono state etichettate con i nomi presi dal famoso racconto Il Mago di OZ.

A partire da giugno 2013, con i suoi 222,6 km totali di gallerie, Lechuguilla Cave è stata classificata come la settima grotta esplorata più lunga al mondo, e la più profonda degli Stati Uniti (489 mt). Ma ciò che rende unico questo luogo è la sua straordinaria formazione geologica. La grotta, infatti, offre una varietà incredibile di formazioni minerali, tra cui bellissimi depositi di zolfo color giallo limone, veri e propri ‘lampadari’ di gesso, palloncini di idromagnesite, formazioni di helictite, perline di calcare, giaccioli di ossido di ferro, sculture di aragonite, stalattiti tubolari e laghetti dall’acqua limpidissima. Tali formazioni hanno dato origine a nomi originali e fantasiosi per i diversi ambienti, come la grotta Lacrime di Tartaruga, la Sala da ballo Chandelier e la Camera di Atlantide.

La grotta di Lechuguilla Cave, situata nel Carlsbad Caverns National Park, in Nuovo Messico, prende il nome da lechuguilla Agave, una specie di pianta trovata vicino al suo ingresso, ed è stata presentata ufficialmente al grande pubblico nel documentario Planet Earth, trasmetto dalla BBC 2007. Attualmente l’ingresso alla grotta è riservato solo a ricercatori scientifici approvati dal National Park Service.

Testo a cura di Gennaro Giovatore
Gemmologo IGI-Antwerp

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Pietra di Luna.. tra fascino, mistero e imitazioni!!

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Secondo la mitologia indù, la Pietra di Luna è fatta di raggi di luna solidificati. Molte altre culture associano questa pietra al chiarore lunare, ed è facile capire il perché. La sua struttura interna, composta da micro inclusioni di cristalli di plagioclasio, disperde la luce che la colpisce, creando un fenomeno noto come adularescenza. L’effetto visivo ricorda lo splendore della luna piena vista attraverso un sottile velo di nubi, un effetto fluttuante, che sembra danzare sulla superficie della pietra.

Il termine ‘adularia’ prende il nome dal Monte Adula, nelle Alpi Svizzere, oggi chiamato San Gottardo, una delle prime fonti di Pietra di Luna di alta qualità. I grandi designer dell’epoca romantica in stile liberty, come René Lalique e Louis Comfort Tiffany, sono stati tra i primi ad esaltare le loro creazioni con questa gemma unica nel suo genere.

I Feldspati sono una famiglia di rocce magmatiche costituenti circa il 60% della crosta terrestre e la Pietra di Luna è una varietà di Feldspato potassico (Ortoclasio). La sua composizione chimica è silicato di potassio e alluminio (KAlSi3O8), ha durezza 6 e cristallizza nel sistema Monoclino. La varietà più pregiata è incolore, leggermente traslucida, ma può presentarsi anche grigia, brunastra, verdastra o giallo bruno.

Uno dei fattori determinanti per la qualità di una Pietra di Luna, infatti, è il bodycolor, il colore di fondo, seguito da colore e orientamento della lucentezza. Alcuni esemplari, particolarmente ricercati, possono presentare gatteggiamento, un effetto ottico che ricorda l’occhio dei felini, o più raramente asterismo, un effetto ottico che riproduce i raggi di una stella.

In commercio la Pietra di Luna viene spesso confusa con la Labradorite bianca, commercializzata col nome ingannevole di Pietra di Luna del Madagascar. Sebbene a prima vista le due pietre possano sembrare molto simili, ad un attento esame si può notare che la Labradorite bianca presenta quasi sempre, al muovere della pietra, dei marcati riflessi ‘bluastri’ a lucentezza metallica, visibili in ampie porzioni di pietra, anche in profondità, mentre il bagliore delle Pietre di Luna è sempre superficiale. Questo effetto ottico, noto col nome di labradorescenza, è dovuto a fenomeni di interferenza della luce su lamelle di geminazione nella struttura interna della pietra.

La Pietra di Luna Arcobaleno o Rainbow Moonstone, è una varietà trasparente di Labradorite, proveniente dall’India. Questa pietra ha un aspetto biancastro traslucido e presenta marcati riflessi principalmente bluastri, oltre gialli, rossi e verdi, a lucentezza metallica, visibili in ampie porzioni di pietra.

Testo a cura di Gennaro Giovatore
Gemmologo IGI-Antwerp

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Cirebon-nave-tesoro

Zaffiri, Granati e Perle ritrovati in un’antica nave da tesoro!

Scoperto nel 2003 da alcuni pescatori, circa 60 metri sotto il livello del mare, il relitto senza nome è stato chiamato Cirebon, dalla città costiera presso cui è stato ritrovato sull’isola di Giava, una delle molte isole che compongono lo Stato dell’Indonesia e che ne ospita la capitale Giacarta.

Le operazioni di recupero, durate più di due anni e con oltre 22.000 immersioni, sono state affidate dal governo indonesiano alla Cosmix Archaeological Underwater Research and Recovery, società belga leader nel settore del recupero di relitti storici. L’imbarcazione misteriosa, infatti, dovrebbe essere affondata poco più di mille anni fa, classificando lo Sri Lanka come la più antica fonte di Zaffiri al mondo.

Dopo aver visto il contenuto Luc Heyman, direttore della Cosmix, è rimasto senza parole per i colori e lo scintillio di ciò che si trovava davanti. L’analisi e l’identificazione del carico sono state affidate a Ken Scarratt, direttore per il Sud-est asiatico del Gemological Institute of America e del GIA Research Center con sede in Bangkok.

Questo carico, descritto come il più grande bottino recuperato da una nave relitto nel Sud Est asiatico, comprende circa 400 Zaffiri blu, gialli e rosa provenienti dalle antiche miniere di Ceylon (Sri Lanka), circa 4.000 Granati, oltre a Zirconi, Lapislazzuli dall’Afghanistan e circa 11.000 Perle già forate, provenienti dal Golfo di Mannar, in Sri Lanka, o dal Golfo Persico.

Un resoconto dettagliato sulle operazioni di recupero, e sul carico ritrovato, avverrà al prossimo 16° Congress of the International Colored Gem Stones Congress (ICA), che si terrà dal 16 al 19 Maggio presso il Cinnamon Grand Hotel proprio in Sri Lanka. Tra i principali organizzatori del congresso figurano il National Gem and Jewellery Authority of Sri Lanka (NGJA) e la Sri Lanka Gem and Jewellery Association (SLGJA).

Testo a cura di Gennaro Giovatore
Gemmologo IGI-Antwerp

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